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A Molfetta presso il Museo Dicoesano: Luci e insiemi. Storie di salvezza


A Molfetta presso il Museo Dicoesano: Luci e insiemi. Storie di salvezza MOLFETTA 12/08/2026


Proroga per la mostra "Luci e insiemi. Storie di salvezza" con opere di Raffaele Cappelluti.
La mostra, ospitata nella Sala Monumentale Biblioteca Seminario Vescovile, organizzata in collaborazione con la Cattolica Popolare, viene prorogata fino al 13 settembre 2026 con nuovi orari di apertura del Museo dal prossimo weekend fino alla fine dell'esposizione.

fino al 13 settembre 2026
Venerdì, sabato e domenica dalle 18 alle 21
Ingresso gratuito

Una bella ed attenta recensione di un visitatore condivisa suoi profili social:

RECUPERO IN RITARDO LA PERSONALE di Raffaele Cappelluti in quello splendido salone monumentale che è la Biblioteca del Seminario Vescovile di Molfetta.
Ambiente oltremodo prestigioso per dipinti eseguiti su legni altrimenti destinati alla definitiva dissoluzione dopo essere stati i rimasugli approdati a riva dalle alternanze di flussi e risacche del mare.
Opere per giunta non appese a parete, bensì 'esposte' nelle teche orizzontali dove solitamente dimorano antiche edizioni librarie e reperti storici.
Legni in parte ripuliti, piallati qua e là, tagliati e inquadrati in altre assi a fungere da rustiche cornici.

Mi ricordo delle ancone, dittici e polittici, che il compianto Aldo Citelli assemblava con legni di scarto e inserti metallici e soprattutto con quella cura meticolosa che le faceva ammantare di sacralità.
Ora, al di là di resilienze e accoglienze da cronaca di telegiornale, mi piace pizzicare le corde non di storie ma di Storia, non di un tempo, questo nostro, ma di un metatempo, in relazione a ciò che su tali legni vi è riprodotto, per il tramite di colori usati con parsimonia minimalista.

Piccole ceramiche di uso comune - tazze, ciotole, alzatine - e rose, in numero parco, spesso una sola.
E una o due o tre che siano, tanto mi richiamano l'essenzialità metafisica delle improbabili e celebri pipe bianche di Antonio Bueno, massimamente levigate al contrario di queste, le rose, più 'ruvide' per via del differente supporto: tela a trama finissima vs. legno grezzo.

La presenza umana è assente, eppure sottintesa: qualcuno avrà pur disposto rose e ciotole in quelle combinazioni tutt'altro che fortuite. Č l'artista stesso che poi le dipinge avendole sistemate alla maniera ritenuta più consona; come faceva Morandi alla stregua di un direttore d'orchestra che compone di volta in volta i suoi orchestrali nelle sembianze di bottiglie, vasetti e altri ammennicoli.

E se si è richiamata l'arte giapponese del Kintsugi, quella che impreziosisce le ceramiche rotte suturandole con l'oro, qui la si deve traslare dalle ceramiche - non di rarità orientale, bensì comuni nelle nostre credenze - talvolta lasciate consapevolmente sbeccate, al legno che ne accoglie la loro rappresentazione, prima informe poi sufficientemente accomodato.
Sbeccature e steli qualche volta ripiegati su se stessi come sostitutivi di mele bacate e foglie secche nella caducità caravaggesca.

Opere col carisma della riconoscibilità; chiaristiche leggerezze su fondi monocromi spesso bianchi o biancastri; colorismo bandito; segno e disegno; ombreggiature quanto basta.
Niente di più dell'essenziale."



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Per noi dell'Associazione Oll Muvi, affermati attraverso il brand "I Love Molfetta", il Museo è una tappa obbligatoria quando arrivano emigrati molfettesi. Tante volte abbiamo portato gruppi di turisti nelle maestose sale del Museo ci rende orgogliosi delle nostre radici.




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