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Musicisti di Molfetta del XVI secolo: una ricerca di Corrado Pisani


Musicisti di Molfetta del XVI secolo: una ricerca di Corrado Pisani MOLFETTA 23/03/2026

Molfetta ha una forte identità musicale, ben
rappresentata dalla presenza delle diverse bande che si sono succedute nel tempo (dal 1805) e dal gruppo della “bassa musica", realtà che permeano la nostra devozione religiosa.


In concomitanza della mostra “30 anni di musica e passione” organizzata dall’Associazione Culturale Musicale “S. Cecilia-Città di Molfetta”, ospitata presso la Sala dei Templari, ho deciso di compiere un “excursus” in questo argomento, riportando alla memoria i diversi esponenti che hanno dato lustro alla nostra comunità.

Quella che segue è una ricerca realizzata dal nostro amico Corrado Pisani, appassionato conoscitore della storia di Molfetta. Un approfondimento dedicato ai "musicisti di Molfetta del XVI secolo".
Un contributo prezioso alla memoria collettiva della nostra comunità, che l’Associazione Oll Muvi – I Love Molfetta è lieta di ospitare sul proprio sito web.

Iniziamo con i musici del XVI secolo, tenendo ad evidenziare, senza peccare di vanagloria, che alcune notizie sono inedite.

de Salèpico Giusquino Francesco (Molfetta, n. 20 gennaio 1527 - m. &#707;1592-1597<). Figlio di mastro Giorgio Salepico (de Salepicis, poi Salem) di mastro Florencio e Allegritia de la Forgia. Liutista, cantante e compositore. La “Relazione” sulla città di Molfetta, sottoscritta in data 17 marzo 1583 dal dottor Giuseppe Marinelli, lo indica «inventore del liuto a vintidue corde»; in realtà, egli è ritenuto tra i primi innovatori di questo strumento. Jusquino Salepico si trova registrato come Diacono nei libri dei Benefici individuati con la seguente numerazione: Terzo (1551, c. 34r.), Quinto (1567, c. 90r.) e Sesto (1568, cc. 80r., 127r.).

Risulta Clerico nel Settimo Libro dei Benefici (1569, cc. 114r., 184r.). Per bolla vescovile del 17 marzo 1570 i beni sottoposti al suo juris patronato passarono al Canonico Mauro de Messina e ciò chiarisce il motivo perchè il suo nome non compare nel Libro Ottavo dei benefici (Libro sotto l’Arcidiacono Joannes Matheus de Andreula, 1572).

Dal luglio 1574 Jusquino fu addetto alla Cappella della corte del Duca di Baviera (Alberto V di Wittelsbach), inizialmente con un compenso di 135 fiorini, poi di 169 e verso la fine del 1575 di 180 fiorini. Alla fine del 1575 Jusquino si allontanò dalla corte bavarese ricevendo in dono 50 fiorini per il suo viaggio di ritorno a Napoli. Al nostro concittadino sono attribuiti alcuni madrigali, quello dal titolo «Fuggimi pur crudel,» con II parte «Ahimè quando ch’io penso» e quello dal titolo «Ne si dolce com’hor» con II parte «Benedetto lo stral». Compose anche musica sacra come «Benedicite Dominum omnes electi eius» a cinque voci (1588) e la messa «Ave Regina Caelorum» a otto voci dispari, conservata in due Codici NN. 171-172 depositati presso la Biblioteca Apostolica Vaticana.

Tottola Giovanni Francesco detto il Bondi della Peucetia (Molfetta, n. 1539 ca. - m. ante 1583).
Figlio di Mauro de Tottula (n. 1501), registrato al folio 177r. del Catasto di Molfetta del 1561, anno nel quale Giovanni Francesco era “Diacono” dell’età di 22 anni. Suonatore di liuto, cantante e compositore, “celebre Sonatore carissimo a tutt’i Prencipi dell’Italia”. Il Marinelli nella già citata “Relazione” (1583) scriveva «Havemo avuto un altro prete musico similmente di canto, conosciutissimo in Napoli et nel Regno, chiamato Gio. F(rance)sco Tottula detto Bondò; sono in luce le sue opere». L’utilizzo del tempo passato sembra ipotizzare che a quella data (1583) il Tottola fosse già deceduto.

de Falconibus Margherita (Molfetta, n. fine XV sec. - m. ?). Cantava e suonava diversi strumenti musicali. Soprannominata la “Calliope della Puglia” e la “Partenope molfettese”. Per capitoli matrimoniali, verosimilmente, rogati nel 1513 da notar Tullio Raynaldi (de Raynaldo) di Bari, Margherita sposò il facoltoso barese Giovanni della Rizza (de Risse) al quale diede un figlio chiamato Antonio della Rizza (m. post 1567), Sindico del Popolo negli anni 1541 e 1555, cavaliere dell’ordine gerosolimitano di S. Lazzaro e Commendatore della Commenda di Sant’Antonio di Foggia. Primo esponente della famiglia de Falconibus, originaria della città di Andria, a risiedere in maniera stabile in Molfetta fu Joan Matteo (m. nel Sacco di Molfetta del 1529).

Rufoli Matteo (Molfetta, n. 1530 ca. - Guastalla, m. post 1563/1570). Figlio di Leonardo Antonio Rufuli (de Rufulo). Madrigalista. Nel 1561 in Venezia venne dato alle stampe il testo «Canto Il primo libro de madrigali a cinque voci» di Matteo Rufilo di Malfetta, dedicato a Cesare Gonzaga, Principe di Molfetta. La dedica porta la data Napoli, 4 dicembre 1560, seguito dalla dicitura Matteo Rufilo da Molfetta. Due anni dopo, fu la volta del testo «Canto di Matteo Rufolo. Il primo libro de madrigali a quattro voci», dedicato a Giovanni Antonio Carbone, marchese di Paduli, marito di Fulvia de Rossi, dei Conti di Cajazzo. Matteo sottoscrisse la dedica, datata 1° febbraio 1563, dalla città di Ariano, vicino Salerno, all’epoca feudo di Cesare Gonzaga. La speranza di acquisire un posto presso il marchese Carbone, considerata che nella dedica Matteo diceva che desiderava servirlo come faceva il suo padrino, Scipione Agostinio, sicuramente si interruppe con la vendita definitiva del feudo nel 1592. Intanto, Matteo aveva avuto un figlio maschio (al momento non sappiamo il luogo di nascita, se Molfetta o Ariano) al quale era stato imposto il nome di Lucrezio.

Rufoli Lucrezio (Molfetta/Ariano, n. 1559 ca. - Guastalla, m. post 1617). Figlio del precedente Matteo Rufoli del fu Leonardo Antonio. Madrigalista. Citato anch’egli nella già citata “Relazione” del 1583 del dottor Marinelli. Dieci anni dopo (1593) Lucrezio Rufulo era assente da Molfetta perchè si trovava «alli servitij della Ecc(ellenz)a del Prencipe di Molfetta» in Guastalla. Nel 1598, fatto stampare in Venezia, Lucrezio diede alla luce il testo «Tenore di Lucretio Ruffulo. Il primo libro de madrigali a cinque voci». Il lavoro, firmato Guastalla 15 giugno 1598, fu dedicato a Ferrante Gonzaga, Priore di Malfetta & Signor di Guastalla.

Il 20 ottobre 1610(09), per atto rogato da notar Leonardo Antonio Vizoga de Bove, Lucretius Ruffuli de civitate Ariani, presente nella nostra città, dispose che eredi dei suoi beni situati in Molfetta dovevano essere Bisanzio e il dottor Marcello Ruffuli [di Marino], rispettivamente, suoi zio e cugino. Quest’ultimo, in aggiunta, fu designato da Lucrezio quale suo procuratore in Molfetta. Il figlio di messer Marino Rufilo e Beatrice Gadaleta, citato in uno scritto del Samarelli, ad una osservazione attenta risulta essere una bimba alla quale fu imposto il nome di Lucretia.

de Missina Giovanni Lorenzo (Molfetta, n. 12 ottobre 1587(86) - m. 1630 ca.). Figlio di Marino de Missina e Costanza Bruno (sposi 18 febbraio 1582). Madrigalista. Il Missina, recatosi a Napoli per alcuni suoi affari, incontrò il Cardinale Filomarini che domandatogli di dove fosse e quale fosse la sua attività, venuto a conoscenza che era musico, lo invitò a rimanere in quella città (di Napoli) offrendogli il posto di canonico che era vacante. All’epoca, il Missina aveva già pubblicato il «Tirsi Doglioso», libro di madrigali a 5 voci, edito in Venezia per Giovanni Vincenti 1615. Questa pubblicazione riporta per intera la dedica, datata 25 novembre 1614, a don Cesare Gonzaga Principe di Molfetta.


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