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Molfetta: Il maestro di musica Palmieri una ricerca di Corrado Pisani


Molfetta: Il maestro di musica Palmieri una ricerca di Corrado Pisani MOLFETTA 13/02/2026

L’autore della marcia funebre eseguita al momento della ritirata della statua di Cristo morto nella chiesa di Santo Stefano fu il maestro di musica e compositore Francesco Palmieri. A questa conclusione sono giunto dopo accurata ricerca e confortato da alcune riviste coeve alla sua attività.

Condividiamo un'altra ricerca, realizzata dal nostro amico Cav. Corrado Pisani appassionato della storia di Molfetta, una pagina sul maestro Palmieri, autore di marce funebri molfettesi. Un importante contributo alla memoria collettiva della nostra comunità che noi dell'Associazione Oll Muvi, ospitiamo sul nostro sito web "I Love Molfetta". Buona lettura.



La prima parte della ricerca, che ha preso spunto da notizie edite dai ricercatori Giovanni del Vescovo e Gaetano Magarelli, mi ha visto ricostruire sommariamente un minimo della sua biografia. La stessa mi ha visto cogliere le seguenti notizie.

Il 30 maggio 1855, giorno onomastico di Ferdinando II, re del Regno delle Due Sicilie, nel Reale albergo dei poveri di Napoli fu rappresentato un melodramma scritto dal signor Marco d’Arienzo, intitolato "L’ospizio degli orfanelli", musicato da tre giovani dello stesso collegio chiamati Gabriele Troylo, Antonio Tonti e Francesco Palmieri, allievi del maestro Giovanni Zoboli.

Il 12 gennaio 1856, giorno ricorrenza della nascita di Ferdinando II, per solennizzare questa festa nel medesimo Reale albergo dei poveri fu rappresentato un melodramma intitolato "Carlino e Maso o Ravvedimento e premio", scritto dal maestro di lingua italiana Leone Emmanuele Bardare. La musica fu scritta dai medesimi allievi.
Il 30 maggio 1856 fu rappresentato un melodramma in due epoche e in due atti scritto dal signor Luciano Paulucci, intitolato "Un atto di filiale Pietà", e musicato dagli stessi musicisti “non ancor quatrilustri” (intendi: non ancora ventenni).

Nel 1857 il maestro Palmieri musicò, insieme ad altri, il melodramma in due parti "I tre coscritti", poesia di Leone Emmanuele Bardare. L’opera fu rappresentata nel Reale Albergo de’ Poveri il 12 gennaio 1858, libretto edito in Napoli dalla Stamperia Strada nuova de’ Pellegrini.

Nel 1870 il maestro musicò l’opera buffa "La Fortuna d’un Poeta ossia Poesia, Gelosia, Diebbete e Mazzate", commedia in due atti, poesia del commediografo Giacomo Marulli (1822-1883),rappresentata nell’autunno del 1871 nel nuovo teatro Rossini.

Nel 1871 musicò la farsa "No brigantaggio de femmene ovvero la distruzione dei Scignon",commedia in un atto di Antonio Petito, rappresentata nel 1872 al teatro La Fenice di Venezia.

Nel 1880 musicò l’operetta "La Bella Ester" di Eduardo Alfano rappresentata al nuovo teatro delle Varietà. Nel settembre del 1884 al teatro La Fenice di Trieste fu rappresentata l’operetta comica (scritta nel 1882) "Il nuovo Don Giovanni" del maestro Palmieri.

Il 23-29 agosto 1887 in Parma al Politeama Rainach fu rappresentata l’operetta in tre atti "La Corte d’Amore" scritta dal maestro Palmieri che risultò un fiasco, seppur alcuni pezzi furono replicati. Nel mese seguente, la stessa opera fu rappresentata al teatro Balbo di Torino ottenendo un successo lieto, ma senza destare entusiasmo.

Nel 1891 il maestro di musica Francesco Palmieri aderì alla Società italiana degli autori. Il bitontino Giovanni Gárgano (m. marzo 1907), direttore dell’omonima compagnia d’operette, scrisse il libretto dell’operetta "Il nuovo Don Giovanni", musicata dal maestro Palmieri (Napoli, Mercadante, ottobre 1891).

Nel triennio 1889-92 il nome del maestro compositore Palmieri compare in una causa per “abusiva pubblicazione di pezzi di musica sulle opere del Verdi” sorta tra la ditta G. Ricordi e Comp. di Milano e gli editori di musica napoletani Tommaso Orlando e Giuseppe Orlandini che terminò con la condanna di quest’ultimi al pagamento di multe ed un risarcimento, per violazione dell’art. 3 della legge sui diritti spettanti agli autori delle opere dell’ingegno (R. Decreto 19 settembre 1882, n. 1012, pubblicato nella G.U. del Regno d’Italia 6 ottobre 1882, n. 234). Dopo questo episodio, al momento, non ho ritrovato più alcuna notizia sul maestro, realtà che mi induce a ritenere che sia deceduto dopo il dicembre del 1899.

A questo punto ho diretto la ricerca sull’epoca della sua nascita. Una “Cronica delle Due Sicilie” scritta da C. De Sterlich dei Marchesi di Cermignano, compilata dal 1° ottobre 1855 al 30 giugno 1856, ha fatto emergere un dato molto prezioso che riportiamo per intero: «[Giorno 30 maggio 1856] Nel reale albergo dei poveri, ricorrendo la festa onomastica di S.M., si è rappresentato un dramma scritto a bella posta dal signor L. Paolucci, intitolato La pietà, messo in musica da tre valorosi giovani non ancor quatrilustri, alunni dello stesso albergo, chiamati Gabriele Truglio, Antonio Tonti e Francesco Palmieri. Diretti nello studio del contrappunto dal bravo maestro Giovanni Zoboli, essi hanno esposto all’ammirazione di numerosi uditori quest’opera che è stata meritamente coronata di applausi, siccome l'altra che essi medesimi scrissero per la sera del 12 gennaio, della quale ho parlato a suo luogo. Bellezza e semplicità di concetti, accordi armoniosi, regolare strumentatura, canto facile e passionato: ecco i pregi che tutti i saputi di cose musicali ed il pubblico hanno trovati in questa musica, la cui esecuzione, affidata anche ad allievi dell’albergo, è tornata egualmente gradita e meritevole di elogi».

La precisazione non ancor quatrilustri consente di conoscere l’età dei giovani musicisti che, quindi, non erano ancora ventenni, dato che un lustro indica un periodo di cinque anni.A questo punto, restringevo l’indagine al periodo temporale cha va dal 1835 al 1840.

Il controllo dei Registri degli atti di nascita di quel periodo, ovviamente di tutti i sedici quartieri che
formavano la città di Napoli, ha fatto emergere dall’oscurità il seguente certificato di nascita: Alle
ore venti del giorno 28 aprile 1838, nella sua propria casa sita alla strada Pendino numero 22 (nell’omonimo quartiere), è nato Francesco, Salvatore, Vincenzo, Geltrude Palmieri, figlio dell’architetto don Agrippino Palmieri (di anni 34) e di donna Anna Conte (di anni 38).

Questo, se nulla mi è sfuggito, è l’unico e solo certificato di nascita di un “maschio” al quale fu
imposto il nome di Francesco (Palmieri).


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